Rotolo di frittata agli zucchini

Scusate per le foto. Lo so, dovrei frequentare uno di quei corsi per imparare a far bella mostra di ciò che si vuole. Il problema è che per ora poco mi importa. Magari col tempo. E questo blog rimane alla fine quello per cui è iniziato, un quaderno virtuale dove raccogliere i miei esperimenti culinari. Genuini e semplici anche nell’immagine.

Detto ciò passo a una ricetta un po’ diversa dal solito, con uova e zucchine. E non solo.

Ingredienti

4 uova

2 zucchine

Parmigiano o pecorino grattugiato

Formaggio cremoso (stracchino o Philadelphia)

Volendo, del prosciutto cotto a fette

Sale e pepe

Grattugiare le zucchine e aggiungerle insieme a due o tre cucchiai di formaggio grattugiato alle uova sbattute, salare e pepare.

Coprire una teglia rettangolare con un foglio di carta da forno. Stendere l’impasto rendendolo alto omogeneo.

Cuocere in forno a 180° per 20 minuti.

Quindi spalmare il formaggio cremoso sulla frittata, stendere le eventuali fette di prosciutto cotto e arrotolare, formando una sorta di salame coperto con la stessa carta da forno della cottura, chiusa a caramella.

Lasciar riposare in frigo per due ore.

Quindi togliere, scartare e tagliare a fette.

Io l’ho servita con un po’ di chutney al pomodoro.

Avrete fatto caso che non c’è un solo goccio d’olio…

Buon appetito

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Friggitelli tutti interi

Qui se non mi sbrigo mi sa che finisce la stagione. Dei friggitelli, intendo.

In effetti è già da un po’ che mamma non torna a casa con le buste piene di questi piccoli peperoni dolci che le vengono regalati o venduti a prezzo stracciato al mercato.

Anche se questi ortaggi non mi fanno impazzire, perché il sapore del peperone in fondo non ci si sente per niente, ho preso l’abitudine di cucinarli così, tutti interi.

E facile e veloce. E poi si mangiano in un sol boccone tenendoli uno a uno per il picciolo.

Bastano una discreta quantità di friggitelli, un po’ di olio extra vergine di oliva, aglio, sale.

Lavare esternamente i peperoni. Riscaldare l’olio in una bella padella o in un bel tegame (la bellezza in questo caso è sinonimo di discreta grandezza), fare imbiondire due spicchi di aglio e mettere i friggitelli tutti interi. Farli rosolare un po’ poi aggiungere un bicchiere d’acqua e far cuocere, coperti, a fuoco basso, una ventina di minuti.

Saranno pronti quando si saranno sgonfiati e avranno assunto un aspetto un po’ molliccio pur restando integri.

A questo punto non resta che metterli in tavola!

Buon appetito

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Zuppa di miso

Una bella ciotola di zuppa di miso calda, dai benefici apprezzati anche dagli occidentali, non dovrebbe mai mancare in un pasto alla giapponese. Prepararla non è difficile ma occorre seguire alcune indicazioni.
La sera prima, per esempio, lasceremo a rinvenire in un po’ d’acqua un pezzo di alga kombu e un fungo shiitake. La stessa acqua, insieme ad altra che aggiungeremo fresca, verrà poi utilizzata per cuocere la zuppa. I giapponesi la chiamano dashi e la usano come facciamo noi con il brodo vegetale.
Versare l’acqua in un pentola, aggiungere kombu e shiitake a pezzetti. Pulire e tagliare l’altra verdura (qualche patata e carota, un pezzo di daikon, un po’ di bietola) e aggiungerla. L’alga wakame, ottima per l’organismo femminile, va tenuta un po’ a mollo, poi la si spezzetta e si aggiunge al resto.
Portare a ebollizione quindi far cuocere a fiamma bassa per un quarto d’ora. Una volta che la zuppa è cotta si aggiunge il miso, facendone sciogliere nell’acqua calda un cucchiaino per persona. Il miso non va cotto, si mette solo nella zuppa che verrà mangiata subito. A quella che avanza verrà aggiunto in seguito al momento di portarla in tavola.

Ingredienti come le alghe (kombu e wakame), il miso di riso, i funghi shiitake (freschi o essiccati), il daikon, si trovano facilmente nei negozi di alimenti naturali e biologici.

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Onigiri, ovvero polpettine di riso avvolte nell’alga

Il primo segreto degli onigiri è cucinare il riso alla maniera giapponese.

Il secondo segreto degli onigiri è appallottolarli quando questo è ancora bollente bagnandosi ogni tanto le mani in una ciotola di acqua fredda.

Il terzo segreto degli onigiri è spolverare le mani di sale prima di appallottolarli.

Ingredienti

Riso bianco (tipo baldo o originario)

Acqua

Alga Nori

Umeboshi (per i vegani/vegetariani) o pesce crudo a piacere

Sale fino

Cominciamo per gradi. La cottura del riso alla giapponese. A prima vista può sembrare un po’ lunga e complicata, in realtà io la definirei zen. Una di quelle attività in cui puoi rilassarti compiendo dei gesti che liberano la mente.

Il riso migliore da usare è il baldo (ma va bene anche l’originario).
Le proporzioni sono: una tazza di riso, una tazza d’acqua. A prescindere dal numero di tazze di riso alla fine se ne aggiunge una mezza.
Si lava quindi il riso sciacquandolo più volte nella pentola. I giapponesi lo chiamano affinare il riso e compiono una specie di massaggio ritmico con la mano destra immersa nell’acqua.
Dopo tre o quattro lavaggi, quando l’acqua della sciaquatura sarà più limpida, si aggiunge l’acqua per la cottura, nella quantità prima indicata, secondo le tazze di riso utilizzate, più una mezza. Quindi si lascia riposare per mezz’ora, coperto.
Accendere il fuoco e portare ad ebollizione, tenendo sempre coperto, a fuoco vivace. Far cuocere 15 minuti a fiamma bassa senza mai girare né togliere il coperchio. Quindi girare il riso (che avrà fatto una piccola crosticina alla base della pentola) con un mestolo di legno. Farlo riposare ancora coperto.
Preparare intanto delle strisce di alga Nori (che sono quelle alghe essiccate e stese a foglio usate in genere per il sushi), degli umeboshi (albicocche giapponesi sotto sale) snocciolati e tagliati in quattro spicchi, oppure del tonno o del salmone crudi a pezzettini, per il ripieno.
Disporre sul piano di lavoro un piattino con un po’ di sale fino, una scodella di acqua fredda per bagnarsi le mani, la pentola con il riso, il piatto con gli umeboshi o il pesce, le strisce di alga, un vassoio di portata.
Bagnarsi le mani, passare un palmo sul sale, prendere una pallina di riso (attenzione, sarà sempre caldissimo, per questo si passano le mani in acqua fredda) e pressarla bene con le mani disposte a coppa l’una sull’altra dopo aver messo un quarto di umeboshi (o un pezzettino di pesce) al centro. Quando la pallina è bella pressata avvolgere nella Nori con la parte ruvida verso il riso.
Ecco fatto. Gli onigiri son pronti.

Non è stato poi così difficile, vero?

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Tofu fritto

Inutile che fate quelle facce lì. Il tofu fritto può essere anche buono, ovvia. Certo, c’è tofu e tofu e la differenza si sente se compri quello artigianale fresco o quello in scatola della coop. In ogni caso il modo di cucinarlo aiuta a renderlo più appetibile. E dal momento che, come diceva nonna Armida, fritta è buona anche una scarpa, ecco qua la ricetta giusta.

Facciamo come se avessimo a disposizione il tofu fresco. Apriamo la confezione e lasciamo spurgare l’acqua di troppo su un tagliere inclinato per almeno un’ora. 

Tagliare il tofu a fette di circa mezzo centimetro di spessore o poco piu. Passarle una ad una nell’amido di mais. 

Riscaldare dell’olio di girasole in una padella e cuocere le fette di tofu facendole dorare da una parte e dall’altra.

Preparare la guarnizione grattugiando del daikon  (radice bianca un po’ piccante, rafano bianco) e un po’ di zenzero (fresco ovviamente). Disporre il tofu in un vassoio con un cucchiaino di daikon e un pizzico di zenzero su ciascuna fetta. Irrorare con un po’ di salsa di soia shoyu. 

Quelli nella foto in realtà sono un po’ diversi a partire dal tofu che è quello un po’ legnoso della coop. Fritto però diventa buono anche questo. Dal momento che non avevo in casa né daikon né zenzero ho aggiunto delle fettine sottilissime di buccia di limone. Non avendo nemmeno la salsa di soia ho risolto sciogliendo un po’ di miso in acqua calda. 

A me piace tantissimo. 

Poi ognuno è libero… anzi, no. De gustibus eccetera eccetera 

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Torta salata senza glutine né lievito

Eccola qua, bella croccante con il suo ripieno di verdure fresco e saporito. Il mio primo esperimento di pasta senza glutine e senza lievito è stato davvero molto soddisfacente. All’inizio, avendola mangiata appena cotta, quindi ancora calda, mi sembrava che la pasta fosse un po’ troppo croccante e il ripieno troppo morbido. Poi, una volta raffreddata invece le due parti si sono magicamente armonizzate.

E non ci vuole nemmeno tanto tempo a farla.

Ingredienti
Per l’impasto

250 grammi di farina senza glutine 

133 grammi di acqua

35 grammi di olio evo

6 grammi di sale

Per il ripieno

Quattro patate

Due carote

Una costa di sedano

Mezzo porro

Olio evo, sale e pepe

Erba cipollina

Mezzo dado bio vegetale

Due fette di formaggio pecorino semi stagionato

La pasta si prepara unendo l’acqua a filo alla farina e impastando. Aggiungere olio e sale e continuare a impastare con le mani fino ad ottenere una palla omogenea. Far riposare in un luogo fresco per almeno mezz’ora. 
Intanto preparare il ripieno pulendo i vegetali e facendoli cuocere in un tegame con un po’ d’olio, il mezzo dado, un po’ d’acqua, sale, pepe. Una volta pronto aggiungere alcuni fili di erba cipollina sminuzzata. 

Spezzettare il pecorino. 

Preparare una teglia da torta rotonda foderandone la base con della carta da forno. Stendere la pasta con un mattarello e disporla sul fondo facendone avanzare almeno un terzo. Versare la verdura cotta, ricoprire con il pecorino. 

Stendere la pasta avanzata e utilizzarla come coperchio per la torta, unendo i due strati arricciandoli sul lato. Spennellare con un po’ d’olio e un pizzico di sale. 

Riscaldare il forno a 200 gradi, cuocere per mezz’ora. 

Sostenendo la torta con la carta da forno spostarla su un piatto da portata, dopo averla fatta intiepidire un po’, e ritirare la carta delicatamente.

Servire tiepida o fredda. 

Ovviamente chi desiderasse una torta vegana o con la carne può cambiare il ripieno a piacere.

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Fragole allo zenzero

Per me le fragole per essere buone devono essere preparate la sera prima. Solo così il frutto, oggi generalmente abbastanza insapore, si impregna del dolce del sughetto e può manifestare tutto il suo potenziale.

Io le faccio senza vino ma preparo uno sciroppino di zucchero di canna. Proporzioni: due di zucchero, uno d’acqua. Far bollire in un pentolino girando con un mestolo finché il liquido assume un bel colore dorato e una consistenza da sciroppo. Raffreddare prima di utilizzarlo.

Le fragole, una volta pulite, facciamole stare a mollo in acqua fredda il più possibile e sciacquiamole spesso, per far spurgare un po’ di veleni, che pare ne assorbano parecchi. L’amica Marisa Dal Pan mi suggerisce di aggiungere un po’ di succo di limone o aceto balsamico per farle sudare meglio. Poi le tagliamo a pezzetti e le mettiamo in una ciotola.

Spremiamo un limone e versiamo il succo sulle fragole. Se ce l’abbiamo aggiungiamo anche quello di mezza arancia. Quindi procediamo con lo sciroppo, in quantità a piacere, sempre mescolando, così da far amalgamare bene i sapori.

Sbucciamo un pezzetto di radice di zenzero, uno o due centimetri, e grattugiamolo sulle fragole. Un’ultima rimestata e poi via in frigo, nel ripiano basso e con un coperchio sopra, fino al giorno dopo, quando potremo mangiarle cosi come sono o accompagnandole con un po’ di gelato o di panna montata, secondo il gusto.

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