Zuppa di miso

Una bella ciotola di zuppa di miso calda non dovrebbe mai mancare in un pasto alla giapponese, i cui benefici sono però molto apprezzati anche dagli occidentali. Prepararla non è difficile ma occorre seguire alcune indicazioni.
La sera prima, per esempio, lasceremo a rinvenire in un po’ d’acqua un pezzo di alga kombu e un fungo shiitake. La stessa acqua, insieme ad altra che aggiungeremo fresca, verrà poi utilizzata per cuocere la zuppa.
Versare l’acqua in un pentola, aggiungere kombu e shiitake a pezzetti. Pulire e tagliare l’altra verdura (qualche patata e carota, un pezzo di daikon, un po’ di bietola) e aggiungerla. L’alga wakame, ottima per l’organismo femminile, va tenuta un po’ a mollo, poi la si spezzetta e si aggiunge al resto.
Portare a ebollizione quindi far cuocere a fiamma bassa per un quarto d’ora. Una volta che la zuppa è cotta si aggiunge il miso, facendone sciogliere nell’acqua calda un cucchiaino per persona. Il miso non va cotto, si mette solo nella zuppa che verrà mangiata subito. A quella che avanza verrà aggiunto in seguito al momento di portarla in tavola.

Ingredienti come le alghe (kombu e wakame), il riso di miso, i funghi shiitake (freschi o essiccati), il daikon, si trovano facilmente nei negozi di alimenti naturali e biologici.

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Tofu fritto

Inutile che fate quelle facce lì. Il tofu fritto può essere anche buono, ovvia. Certo, c’è tofu e tofu e la differenza si sente se compri quello artigianale fresco o quello in scatola della coop. In ogni caso il modo di cucinarlo aiuta a renderlo più appetibile. E dal momento che, come diceva nonna Armida, fritta è buona anche una scarpa, ecco qua la ricetta giusta.

Facciamo come se avessimo a disposizione il tofu fresco. Apriamo la confezione e lasciamo spurgare l’acqua di troppo su un tagliere inclinato per almeno un’ora. 

Tagliare il tofu a fette di circa mezzo centimetro di spessore o poco piu. Passarle una ad una nell’amido di mais. 

Riscaldare dell’olio di girasole in una padella e cuocere le fette di tofu facendole dorare da una parte e dall’altra.

Preparare la guarnizione grattugiando del daikon  (radice bianca un po’ piccante, rafano bianco) e un po’ di zenzero (fresco ovviamente). Disporre il tofu in un vassoio con un cucchiaino di daikon e un pizzico di zenzero su ciascuna fetta. Irrorare con un po’ di salsa di soia shoyu. 

Quelli nella foto in realtà sono un po’ diversi a partire dal tofu che è quello un po’ legnoso della coop. Fritto però diventa buono anche questo. Dal momento che non avevo in casa né daikon né zenzero ho aggiunto delle fettine sottilissime di buccia di limone. Non avendo nemmeno la salsa di soia ho risolto sciogliendo un po’ di miso in acqua calda. 

A me piace tantissimo. 

Poi ognuno è libero… anzi, no. De gustibus eccetera eccetera 

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Torta salata senza glutine né lievito

Eccola qua, bella croccante con il suo ripieno di verdure fresco e saporito. Il mio primo esperimento di pasta senza glutine e senza lievito è stato davvero molto soddisfacente. All’inizio, avendola mangiata appena cotta, quindi ancora calda, mi sembrava che la pasta fosse un po’ troppo croccante e il ripieno troppo morbido. Poi, una volta raffreddata invece le due parti si sono magicamente armonizzate.

E non ci vuole nemmeno tanto tempo a farla.

Ingredienti
Per l’impasto

250 grammi di farina senza glutine 

133 grammi di acqua

35 grammi di olio evo

6 grammi di sale

Per il ripieno

Quattro patate

Due carote

Una costa di sedano

Mezzo porro

Olio evo, sale e pepe

Erba cipollina

Mezzo dado bio vegetale

Due fette di formaggio pecorino semi stagionato

La pasta si prepara unendo l’acqua a filo alla farina e impastando. Aggiungere olio e sale e continuare a impastare con le mani fino ad ottenere una palla omogenea. Far riposare in un luogo fresco per almeno mezz’ora. 
Intanto preparare il ripieno pulendo i vegetali e facendoli cuocere in un tegame con un po’ d’olio, il mezzo dado, un po’ d’acqua, sale, pepe. Una volta pronto aggiungere alcuni fili di erba cipollina sminuzzata. 

Spezzettare il pecorino. 

Preparare una teglia da torta rotonda foderandone la base con della carta da forno. Stendere la pasta con un mattarello e disporla sul fondo facendone avanzare almeno un terzo. Versare la verdura cotta, ricoprire con il pecorino. 

Stendere la pasta avanzata e utilizzarla come coperchio per la torta, unendo i due strati arricciandoli sul lato. Spennellare con un po’ d’olio e un pizzico di sale. 

Riscaldare il forno a 200 gradi, cuocere per mezz’ora. 

Sostenendo la torta con la carta da forno spostarla su un piatto da portata, dopo averla fatta intiepidire un po’, e ritirare la carta delicatamente.

Servire tiepida o fredda. 

Ovviamente chi desiderasse una torta vegana o con la carne può cambiare il ripieno a piacere.

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Fragole allo zenzero

Per me le fragole per essere buone devono essere preparate la sera prima. Solo così il frutto, oggi generalmente abbastanza insapore, si impregna del dolce del sughetto e può manifestare tutto il suo potenziale.

Io le faccio senza vino ma preparo uno sciroppino di zucchero di canna. Proporzioni: due di zucchero, uno d’acqua. Far bollire in un pentolino girando con un mestolo finché il liquido assume un bel colore dorato e una consistenza da sciroppo. Raffreddare prima di utilizzarlo.

Le fragole, una volta pulite, facciamole stare a mollo in acqua fredda il più possibile e sciacquiamole spesso, per far spurgare un po’ di veleni, che pare ne assorbano parecchi. L’amica Marisa Dal Pan mi suggerisce di aggiungere un po’ di succo di limone o aceto balsamico per farle sudare meglio. Poi le tagliamo a pezzetti e le mettiamo in una ciotola.

Spremiamo un limone e versiamo il succo sulle fragole. Se ce l’abbiamo aggiungiamo anche quello di mezza arancia. Quindi procediamo con lo sciroppo, in quantità a piacere, sempre mescolando, così da far amalgamare bene i sapori.

Sbucciamo un pezzetto di radice di zenzero, uno o due centimetri, e grattugiamolo sulle fragole. Un’ultima rimestata e poi via in frigo, nel ripiano basso e con un coperchio sopra, fino al giorno dopo, quando potremo mangiarle cosi come sono o accompagnandole con un po’ di gelato o di panna montata, secondo il gusto.

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Cheesecake su base di datteri

Finalmente ho usato i datteri recuperati dalla mia cugina. E devo dire che sì, la base del cheesecake si può fare anche senza burro. Bastano biscotti secchi, datteri medjoul e due cucchiai di olio.

Si sbriciolano i biscotti (io li metto in un sacchetto di plastica da freezer e ci passo sopra il mattarello), si passano i datteri al mixer con un po’ di biscotti per farli spezzettare meglio, si mescola tutto in una ciotola con due cucchiai di olio di oliva. Come misure ho fatto a occhio ma direi che con una ventina di biscotti e una decina di datteri ci siamo.

Si schiaccia l’impasto ottenuto sulla base di una teglia tonda foderata di carta da forno.

Poi si mette sopra la crema. Stavolta ho usato una confezione di ricotta e due di Philadelphia mischiandole con uno sciroppo di zucchero e miele. 

Per la copertura ho scelto una crema al cioccolato. Per farla ho mischiato due cucchiai di farina di riso, uno di cacao amaro e tre di zucchero con un po’ di latte di riso fino a ottenere una crema omogenea. Poi si passa al fornello allungando con poca acqua o latte di riso fino ad ottenere una crema abbastanza soda. Attenti ai grumi. Nel caso si interviene con il mini pimer per omogeneizzare il composto.

Far raffreddare e stendere sulla torta.

Il dolce è buono, credetemi, ma così buono… 

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Burger di ceci e patate

A vederlo in foto sembra una cotoletta ma, fidatevi, è un burger di ceci e patate. Cotto al forno, per di più.

Farlo è facilissimo e, volendo, anche veloce. Se si escludono i tempi di ammollo e cottura dei ceci e per lessare le patate. Ma si sa che in cucina più che altro conta l’organizzazione. 

Ingredienti per 8-10 burger

4-5 patate medie 

Una tazza e mezzo di ceci

Porro, aglio o cipolla (a piacere)

Sale e pepe
Olio di oliva extra vergine

Amido di mais o fecola di patate o farina di riso

Schiacciare in una ciotola le patate lesse sbucciate. Passare i ceci nel mixer ottenendo una purea da unire alle patate. 

Tritare finemente un po’ di porro (o a piacere aglio o cipolla) e aggiungere al composto insieme a una cucchiaiata abbondante di amido o fecola. Mescolare bene dopo aver salato e pepato.

Formare con il composto delle polpette che passerete nella farina. Poggiarle su una teglia coperta di carta da forno, schiacciarle fino ad ottenere il burger, condire con poche gocce di olio.

Infornare a 200° facendo cuocere per 30-40 minuti.

Servire con l’accompagnamento di un’insalata mista e di una salsa di verdure o una maionese vegana o no.

È possibile variare la ricetta in mille modi, scegliendo un altro tipo di legume (fagioli, lenticchie)  o aggiungendo una o due carote lesse alle patate, per esempio. 

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Cheesecake a modo mio

Qui se non mi sbrigo a scriverla va a finire che mi dimentico la ricetta. Allora, questo è il mio tentativo di cheesecake fatto senza il burro.

Devo ammettere che non è venuto affatto male, anche se, tanto per cambiare, è fatto a modo mio.

Il primo problema si è posto per la base. Già da un po’ avevo idea di farlo utilizzando dei biscotti senza glutine ma con una quantità esagerata di zucchero. Per me immangiabili da soli o nel latte. Non volevo però utilizzare il burro. Pensavo di usare i datteri morbidi ma al supermercato non ne trovai nemmeno l’ombra. Qualcuno mi suggeri di provare con il miele o con l’olio. 

Polverizzati una ventina di biscotti, mettendoli in un sacchettino di plastica da congelatore e passandoci sopra con il mattarello, li ho amalgamati con un cucchiaio di miele e un po’ d’olio d’oliva fino ad avere una certa consistenza. Coperta una teglietta rotonda da dolci di carta forno, ho spalmato l’impasto pressandolo con un cucchiaio per renderlo più compatto possibile. 

La prossima volta userò per l’impasto della base i datteri medjoul che nel frattempo sono stati trovati.

Per la crema ho usato un barattolo di Philadelphia e uno di yogurt greco. A parte ho scaldato acqua e zucchero di canna con una cucchiaiata di miele portandolo oltre i cento gradi ottenendo uno sciroppo di zucchero. Fatto raffreddare l’ho aggiunto delicatamente alla crema di formaggio che è diventata irresistibilmente dolce e profumata di miele. L’ho spalmata sulla base e l’ho messa in frigo per farla rassodare. 

Per la copertura ho scelto una crema di cioccolata. Ho messo in un pentolino due cucchiai di cacao amaro, quattro di zucchero di canna, due di farina di riso (o amido di mais). Ho aggiunto un po’ d’acqua e mescolato bene per ottenere una crema omogenea. Poi ho messo il pentolino sul fuoco facendo riscaldare e bollire per diversi minuti, aggiungendo acqua o latte di riso e sempre mescolando finché la crema è tornata di consistenza un po’ più solida. Fatta raffreddare l’ho versata sulla torta. Ah ora che ricordo ci ho messo anche un cucchiaio di olio di cocco che ha fatto quella lieve patina bianca sul cioccolato.

Esperimento riuscito, direi.

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